giovedì 19 novembre 2009

Due "solitudini interiori" unite tra loro non danno un "intero affettivo"

"Un vuoto non può essere colmato da un altro vuoto: e la loro unione non potrà che portare, esaurito il fugace entusiasmo dell'inizio, ad un vuoto ancora più intenso" (Jamin Rupert)
Spesso si crede che il proprio senso di "vuoto affettivo"possa essere riempito condividendolo con chi sentiamo esistenzialmente simili...ed altrettanto spesso si constata che così non era.
Il punto è che si dimentica (o, forse, non si à mai capito) che quell'insopportabile "vuoto dentro" nasce in noi stessi, dalla nostra affettività denutrita, dalla nostra incapacità di concepire l'affettività come un "dare" piuttosto che con un "ricevere".
In realtà le solo "personalità estroflesse" (quelle da cui si espandono emozioni e sensazioni) hanno le potenzialità per dare un senso a rapporti, affettivi di qualsiasi natura, producenti e gratificanti.
Ed allora l'unica via è quella di "mettere le mani nella propria interiorità" per recuperare quella parte di sé ormai assopita o mai veramente sviluppata o, forse, da tempo accantonata..

domenica 15 novembre 2009

Innammoramenti anomali: la coazione a ripetere...

Scrive una giovane donna:
"E' la prima volta che le scrivo e non sono certa di poterLe esporre correttamente il problema.. Sarà la confusione mentale del periodo, sarà la paura di affrontare il problema, sarà che sono una insicura di natura… sarà che sono a pezzi. Il mio cuore batte solo per inerzia e tutto per colpa di un uomo. Lui dal fisico atletico e dallo sguardo magnetico, dalle grandi mani possenti e sicure, maestro di latino americano di notte, ingegnere di giorno… Mi ha stregata.Ho 26 anni e da tempo lotto contro una vita che tutto chiede e nulla mi dà. Credo di essere una bella ragazza, ho (avevo) anche molti interessi (pittura, canto, poesia, ecc…) ma ho sempre vissuto con la testa tra le nuvole sognando il vero amore che non è mai arrivato… mi buttavo letteralmente in storie malate, cercando di avereattenzioni da uomini difficili. L’unica storia seria di 4 anni con un ragazzo "normale" ha finito per stancarmi. Da allora salto da un uomo all’altro cercando non so cosa. Anche stavolta, solo che sono caduta di testa e non inpiedi… Un mese fa abbiamo iniziato a frequentarci e tutto sembrava idiliaco, al punto che non credevo fosse vero, pensavo di stare in un sogno.. in effetti era davvero così perché adesso che mi hanno svegliato la realtà fa molto male… Lui si è dichiarato crteggiandomi molto intensamente (rose e parole dolcissime… da far sciogliere anche i cuori più duri), poi dopo un mese tutto ad un tratto ha iniziato a non farsi quasi più sentire, quasi più vedere, e quando gli chiedevo il motivo diceva che io volevo qualcosa che lui non mi poteva dare. Che non è pronto per una storia seria, che ha sofferto troppo in passato e che ha paura di legarsi ancora ad una persona… Io sono sprofondata in un baratro… Troppe illusioni, troppe promesse non mantenute.. Adesso non so che fare. Quando mi chiama mi dice di non pressarlo, di lasciarlo libero di fargli fare quello che vuole, che i suoi tempi sono diversi dai miei, che lui è molto razionale e vive la storia più serenamente di me… Ci vediamo pochissimo e mi chiama raramente…Ma scusi, secondo lei non è una situazione di comodo? Può una storia passata e finita male influenzare le scelte di una persona tanto da frenarla nelle storie future? Io sto malissimo, mangio poco e nulla, non vedo più gli amici e penso a lui 24 ore su 24… Se almeno avessi le risposte… Sabrina".
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Questa la sintetica risposta data alla giovane interlocutrice:
"Al di là dell’attegiamento del suo attuale compagno, è importante che lei indaghi il SUO comportamento di fronte ad una relazione. Lei tende ad attuare sempre lo stesso copione passato, quello di rincorrere "uomini sbagliati" o che non ne vogliono sapere di lei. L’unica volta che ha avuto una relazione autentica si è "stancata". Questa volta faccia tesoro delle esperienze passate e non lo insegua. Vedrà che solo il tempo potrà rispondere ai suoi dubbi. Faccia anche tesorodell’aforisma che le invio:
"Quelli che non imparano dal loro passato sono condannati a ripeterlo" (Santayana)
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Probabilmente non potrà essere il solo "scorrere del tempo" a portare Sabrina (e tante altre persone come lei) ad imboccare una diversa via interiore. Viviamo tempi complessi, in cui la percezione del concetto di "stabilità" affettiva ed emozionale (che può nascere solo dall'affinità e dalla solidarietà profonde) è stata indebolita, se non accantonata, dalla ricerca dell'appagamento delle proprie pulsioni interiori: non conta più chi sia veramente l'altro e cosa egli rappresenti per noi, conta solo in che misura l'altro possa soddisfare le nostre necessità interiori. Un egoismo relazionale che nulla ha a che fare con i "sentimenti": giacché, in questo tipo di rapporti, sentimenti ed affettività sono entità sconosciute. Innammoramenti che nascono da "proiezioni", dal come si vuole vedere l'altro per soddisfare quelle necessità squilibrate: scoprendo, inevitabilmente, che quello stesso altro è diverso da come "lo volevamo" dentro di noi.
Ed allora si passa oltre, ad una nuova esperienza che si rivelerà altrettanto deludente e frustrante.
Sabrina (e molti altri insieme a lei) dovrà guardare dentro sé stessa...per cercare di liberarsi dal suo "ego narcisistico" e per ritrovare così la via dei "sentimenti non apparenti".

LA NOSTRA MEMORIA EMOZIONALE

Coltivare la memoria è una disciplina della volontà. Rileggere una vita intera può rivelarsi un lavoro assai duro... ma il premio finale è capire noi stessi, trovare il coraggio di convivere con le proprie verità, le proprie carenze, le speranze smarrite, i sentimenti negati, gli ideali dispersi. Ma ritrovando, al tempo stesso, il senso di quanto di positivo era ed è in noi ed intorno a noi: restituendogli l'importanza ed il valore che avevamo smarrito.
Albert Duvall