giovedì 19 novembre 2009

Due "solitudini interiori" unite tra loro non danno un "intero affettivo"

"Un vuoto non può essere colmato da un altro vuoto: e la loro unione non potrà che portare, esaurito il fugace entusiasmo dell'inizio, ad un vuoto ancora più intenso" (Jamin Rupert)
Spesso si crede che il proprio senso di "vuoto affettivo"possa essere riempito condividendolo con chi sentiamo esistenzialmente simili...ed altrettanto spesso si constata che così non era.
Il punto è che si dimentica (o, forse, non si à mai capito) che quell'insopportabile "vuoto dentro" nasce in noi stessi, dalla nostra affettività denutrita, dalla nostra incapacità di concepire l'affettività come un "dare" piuttosto che con un "ricevere".
In realtà le solo "personalità estroflesse" (quelle da cui si espandono emozioni e sensazioni) hanno le potenzialità per dare un senso a rapporti, affettivi di qualsiasi natura, producenti e gratificanti.
Ed allora l'unica via è quella di "mettere le mani nella propria interiorità" per recuperare quella parte di sé ormai assopita o mai veramente sviluppata o, forse, da tempo accantonata..

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